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Il Castello

I ruderi del Castello

L’origine di questo antico castello risale a prima del 1000, esso viene infatti citato in un documento dell’imperatore Ottone I. In epoca medievale il Casentino era diviso in feudi, fu la famiglia Cattani ad avere il dominio del territorio chiusino e che per più di 4 secoli governò Chiusi della Verna dal castello. Fù proprio il conte Orlando Cattani che, l’8 maggio del 1213, donò il monte della Verna a Francesco d’Assisi, dove il santo si recò per la prima volta l’anno successivo.

Il castello successivamente passò sotto al vescovo di Arezzo che, con un atto emanato il 29 ottobre 1261, dichiarò decaduti i Cattani e il castello passò prima al vescovo Guglielmo degli Ubertini e successivamente, nel 1324, a Guido Tarlati che se ne impossessò insediandovi il fratello Angelo Tarlato Tarlati e la moglie. I due dettero inizio ai lavori di costruzione della Basilica del Santuario, poi interrotti, e fecero edificare la chiesa di San Michele Arcangelo adiacente al castello.

Nel 1385 il castello passò alla Repubblica Fiorentina; a quell’epoca nel castello, munito di una torre e di un forte cassero, abitavano 100 uomini ed era controllato da un castellano e circa 15-20 fanti. Firenze, valendosi del diritto acquisito su tutto il territorio di Arezzo, concesse Chiusi ed altri castelli agli alleati conti Guidi di Bagno, ai quali vennero però confiscati per aver partecipato, insieme agli Ubertini, alla lega con il Duca di Milano, prendendo le armi contro Firenze.

Dai primi anni del quattrocento ebbe inizio il graduale smantellamento dell’imponente castello: il condottiero Niccolò Piccinnino raggiunse il castello nel 1404 con le sue truppe e trovatolo spoglio, se ne ripartì subito perchè, come riferisce il Macchiavelli, “i suoi cavalli non mangiavano i sassi”. Le pietre, ben squadrate, vennero reimpiegate nella costruzione di altri edifici pubblici e privati. Mariano da Firenze scrive che nel 1486 il nobiluomo Domenico Bartoli, fiorentino, per fare il nuovo campanile della Verna lo murò “tucto dalle pietre arrechate da Chiusi dal palazzo del devotissimo Conte Orlando”; nel 1628 il Granduca concedette alla Compagnia dei Benefattori di Firenze di servirsi delle pietre della rocca per la costruire dell’ospizio femminile della Beccia; nel 1740 i sassi furono utilizzati per rivestire il muro del lato sud-ovest della chiesa di Santa Maria degli Angeli. Le rimanenze del castello, nei secoli, vennero impiegate per l’edificazione della cappellina e per la costruzione del muro di cinta del camposanto di Chiusi. Oggi, dopo un restauro voluto dagli attuali proprietari e dalla Soprintendenza, le rovine appaiono più leggibili di quanto non lo fossero, a giudicare da vecchie fotografie, agli inizi del secolo scorso. Anche se tali restauri hanno attutito l’aura romantica che emanavano le antiche vestigia aggrappate alla roccia, il luogo rimane estremamente suggestivo.